IL MONDO DEVE SAPERE
Venerdì 10 Novembre alle 17.30
presso Piazza Repubblica Libri a Cagliari,
Michela Murgia
presenta il suo libro
"II mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria",
edito da ISBN.

cosa è (e cosa non è)
Non è un libro di denuncia.
Non è un libro di sinistra.
Non è un libro di protesta sul precariato.
Non è una sit com sui call center.
Non è un libro per dare addosso alla Kirby.
Non era neanche un libro, in origine. Era il mio blog tematico sul lavoro che facevo.
Certo, se un blog può diventare un libro, può darsi anche che il libro - che non era nessuna di quelle cose elencate - possa poi diventarle tutte. A questo mi sono rassegnata, affidare un testo al lettore è dargli insindacabile diritto di interpretarlo come gli pare e piace.
La mia versione è che Il Mondo deve sapere è una lettera a Silvia, scritta come gliela avrei raccontata se l’avessi avuta davanti, su quali siano i frutti di un certo modo di pensare la persona, al lavoro o altrove.
E’ esilarante che mi si dica che ho scritto un libro politico di sinistra; forse dipenderà dal fatto che la legge 30 l’ha approvata la destra. In un mondo dove criticare la destra vuol dire essere di sinistra, criticare Israele essere antisemiti e criticare gli USA essere terroristi, mi va ancora bene che non sia stato classificato come libro contro le radici cristiane d’Europa, solo perchè a un certo punto menziono i preti. Troppo comodo farne un libro di sinistra, così il 50% degli italiani può pensare che i libri che parlano di lavoro precario riguardano l’altro 50% della gente.
C’è la denuncia? No, le denunce si fanno ai magistrati con nomi e cognomi, non alle amiche o agli editori.
C’è la critica? C’è il racconto di un mondo che si critica da solo semplicemente esistendo. Se raccontarlo ne mette in luce le assurdità, allora il mio libro è una critica.
Se poi c’è la risata, è perchè io amo ridere mentre penso. Pensare a muso duro genera brutte idee, brutte azioni e probabilmente anche brutti libri.
Scegliere di pubblicarlo è stata una delle cose più difficili che ho mai dovuto decidere, perchè scrivere di lavoro oggi - nel 2006 post berlusconiano - non è come scrivere di qualunque altra cosa. E’ una scelta che si paga, tanto più cara quanto più sei vicino alla realtà che racconti. Non era all’ipotetico lettore lombardo o siciliano che pensavo in quell’istante. Era alla persona che vive due case avanti a me e ha il figlio che fa quel lavoro lì. Era alle ragazze che fanno le telefoniste in tutte le concessionarie Kirby d’Italia. Era ai vari BillGheiz di ogni città, convinti di essere benefattori dell’universo sottoimpiegato dove hanno iniziato la loro discutibile impresa commerciale.
Raccontare di loro in modo sferzante, brutale perchè reale, avrebbe messo in gioco una serie di dinamiche sociali che difficilmente avrebbero portato all’aumento del numero dei miei amici.
I miei editori - gente meravigliosa! - hanno compreso questa tensione, offrendomi la scelta di pubblicare anonima; ipotesi che non ho accettato, per il semplice motivo che non voglio vergognarmi di raccontare quello che altri non si vergognano di fare. La vera vergogna è che non ci sia abbastanza gente a raccontarla, questa storia silenziosa. Il popolo che parla al telefono per mestiere, fuori dai call center non ha voce alcuna.
Michela Murgia